primo piano

Villa d’Este, TivoliVilla d’Este, Tivoli 2

Ciao a tutti!

Nelle scorse settimane ho avuto più visitatori di quanti me ne aspettassi: ciò mi ha fatto molto piacere, e vi ringrazio tutti del vostro interesse. Ricordatevi però che mi farà piacere anche sentire un vostro parere sulle cose che scrivo, così da poter confrontare le opinioni di tutti.

Questa settimana voglio parlare di un argomento che a me sta molto a cuore, e che uso come caposaldo di tutto il mio stile fotografico: avvicinare sempre il soggetto il più possibile.

Quando si scatta una foto bisognerebbe sempre stabilire qual’è il vero soggetto dell’immagine (sempre che ne abbiamo il tempo prima di scattare). Una volta individuato il soggetto, bisogna mettersi nell’ordine di idee che l’attenzione di chi guarda l’immagine deve andare su di esso, e tutto il resto diventa accessorio. Ecco perchè a me piace molto riempire l’immagine con il soggetto della foto, escludendo tuto ciò che non conta.

Le foto che riporto come esempio, le ho scattate alla Villa D’Este a Tivoli (Roma) e riguardano una delle tante fontanelle che stanno lungo la Passeggiata Cardinalizia.

Come si può vedere già nella prima foto, ho inquadrato la fontana da sola, in maniera che il soggetto della foto fosse ben chiaro, senza che l’attenzione potesse andare anche su altri elementi di distrazione. Nella seconda foto ho voluto però sringere ancora di più l’inquadratura, concentrandomi solo sull’espressione della figura: in questa maniera ne è uscita una foto che ha un’impatto visivo molto migliore. Adesso si riconosce sempre che si tratta di una fontana, ma possiamo distinguere bene le fattezze e l’espressione quasi viva del mostro.

Ritengo che riempire l’inquadratura, tagliando fuori tutti gli elementi che non interessano sia sempre un’ottima maniera per dare espressività alle nostre immagini. Ovviamente ho visto foto di grandi fotografi di moda che ribaltavano completamente questo concetto, ma credo che sia meglio avventurarsi su certi terreni solo quando si ha una certa padronanza della ripresa.

C’è inoltre da dire che questa teoria è applicabile a foto che vogliono essere piuttosto spettacolari o d’impatto, e occupandomi di sport e moda è più facile utilizzare il metodo esposto. Diverso sarebbe il discorso per la fotografia ad esempio di reportage, in quanto una foto come quella proposta subirebbe subito una critica del tipo: “questa immagine non dice nulla del luogo in cui è stata scattata”. E’ ovvio che a seconda del lavoro che stiamo facendo dobbiamo operare in maniera adeguata e diversa, ma in determinati ambiti questo metodo dà dei risultati veramente buoni: è ottimo anche per le foto che facciamo ad esempio ai nostri figli o ai nostri amici. Quante foto abbiamo visto dei nostri amici tagliati a metà busto, con due metri di cielo sopra la testa? Provate ad inquadrare solo i loro volti, e vedrete come cambieranno le vostre foto!

Mi auguro che i miei aticoli non risultino lunghi o noiosi, ma sto cercando di concentrare nel minor spazio possibile i concetti che voglio esporre.

Nella speranza di aver toccato anche oggi la vostra curiosità, vi saluto e vi aspetto numerosi. Ciao!

Photostar

2 Risposte a “primo piano”

  1. Giorgio Zanetti Dice:

    Sempre interessante. Bravo Marco!

  2. Laura (lallaste) Dice:

    Ciao Marco
    grazie per i tuoi commenti sul mio blog. Sono passata a curiosare ed ho scoperto che abbiamo la passione per la fotografia in comune :-)
    Certo, io solo per hobby e sono ancora una nostalgica della camera oscura… ma l’amore per la fotografia non conosce i confini delle tecniche! :-)
    Complimenti per photostar. Passerò di tanto in tanto a sbirciare ;-)
    Ciao

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