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bilanciamento del bianco

Marzo 19, 2007

calzature e maionese

Ciao a tutti,

voglio continuare sul mio blog seguendo una linea di crescita, partendo dalle cose più semplici per arrivare col tempo a nozioni più tecniche. Oggi intendo affrontare in maniera semplificata l’argomento del bilanciamento del bianco.

Questa funzionalità delle nostre macchine digitali, serve a loro per poter distinguere bene i colori. Le macchine digitali infatti vedono le cose in bianco e nero, ed è solo successivamente che applicano delle griglie di pixel colorati alle foto per mostrarcele con i colori che vediamo sugli schermi lcd o dei nostri pc.

Per permettergli di vedere i colori giusti, siamo obbligati ad effettuare il bilanciamento del bianco, ovvero ad indicare alla macchina qual’è il punto più chiaro della scena inquadrata. Lei si convincerà che il punto indicato rispecchia il bianco puro, e potrà così applicare tutti gli algoritmi che la porteranno a colorare la foto in maniera corretta. Il problema è che in differenti situazioni di luce, cambiano i colori riflessi dagli oggetti, ovvero la temperatura colore degli stessi: questo fa sì che un foglietto bianco al tramonto, apparirà rossiccio.

Di norma le macchine attuali riescono in modalità automatica ad indovinare perfettamente il giusto bilanciamento del bianco, ma ci sono alcune funzionalità che sono comunque interessanti. Ad esempio per chi è abituato a fotografare in macro, è buona norma affidarsi al bilanciamento personalizzato: la macchina richiede che venga scattata una foto di prova per capire le condizioni di luce, e poi prosegue a scattare con quelle impostazioni. In questo caso è d’obbligo effettuare lo scatto di prova su di un cartoncino grigio neutro, come quelli forniti da Kodak per misurare l’esposizione: unico consiglio personale però, è quello di prendere la foto di prova sulla parte bianca del cartoncino. Bisogna sempre ricordarsi che le digitali calcolano tutto sulla base del bianco e non del grigio medio per ottenere colori brillanti.

Un’altra cosa interessante è provare a fare esperimenti sbagliando volontariamente il bilanciamento: da un lato questo può portare a delle variazioni di colore che avreste dovuto fare altrimenti con Photoshop, spendendo molto più tempo, e dall’altro ci può aiutare ad ottenere colorazioni più intense. Un trucco usato da molti fotografi paesaggisti, è quello di fotografare i tramonti in modalità “cielo nuvoloso”: questo obbliga la macchina ad intensificare le tonalità rosse e arancioni, permettendo così di ottenere sempre tramonti spettacolari.

Nelle mie due foto che riporto come esempio, potete notare come nella seconda immagine di destra, i colori risultano molto più caldi e tendenti al rosso. Sembrerebbe scattata nella luce del tramonto, invece erano passati pochi minuti dall’altro scatto: ho semplicemente usato il trucco prima descritto dei paesaggisti per ottenere dei colori più saturi.

Sono stato volutamente approssimativo nella parte tecnica riguardante la temperatura colore, ma ciò che mi premeva oggi era spingervi a fare esperimenti con queste funzionalità delle nostre macchine, per trovare effetti di colore nuovi senza passare ore a lavorare in fotoritocco.

Nel chiudere questo post, vorrei chiedervi di propormi gli argomenti che più vi interessano, così da stimolare meglio la discussione tra tutti i partecipanti di questo blog.

Vi saluto e vi auguro di fare ottime fotografie anche questa settimana, ciao!

Photostar

primo piano

Marzo 11, 2007

Villa d’Este, TivoliVilla d’Este, Tivoli 2

Ciao a tutti!

Nelle scorse settimane ho avuto più visitatori di quanti me ne aspettassi: ciò mi ha fatto molto piacere, e vi ringrazio tutti del vostro interesse. Ricordatevi però che mi farà piacere anche sentire un vostro parere sulle cose che scrivo, così da poter confrontare le opinioni di tutti.

Questa settimana voglio parlare di un argomento che a me sta molto a cuore, e che uso come caposaldo di tutto il mio stile fotografico: avvicinare sempre il soggetto il più possibile.

Quando si scatta una foto bisognerebbe sempre stabilire qual’è il vero soggetto dell’immagine (sempre che ne abbiamo il tempo prima di scattare). Una volta individuato il soggetto, bisogna mettersi nell’ordine di idee che l’attenzione di chi guarda l’immagine deve andare su di esso, e tutto il resto diventa accessorio. Ecco perchè a me piace molto riempire l’immagine con il soggetto della foto, escludendo tuto ciò che non conta.

Le foto che riporto come esempio, le ho scattate alla Villa D’Este a Tivoli (Roma) e riguardano una delle tante fontanelle che stanno lungo la Passeggiata Cardinalizia.

Come si può vedere già nella prima foto, ho inquadrato la fontana da sola, in maniera che il soggetto della foto fosse ben chiaro, senza che l’attenzione potesse andare anche su altri elementi di distrazione. Nella seconda foto ho voluto però sringere ancora di più l’inquadratura, concentrandomi solo sull’espressione della figura: in questa maniera ne è uscita una foto che ha un’impatto visivo molto migliore. Adesso si riconosce sempre che si tratta di una fontana, ma possiamo distinguere bene le fattezze e l’espressione quasi viva del mostro.

Ritengo che riempire l’inquadratura, tagliando fuori tutti gli elementi che non interessano sia sempre un’ottima maniera per dare espressività alle nostre immagini. Ovviamente ho visto foto di grandi fotografi di moda che ribaltavano completamente questo concetto, ma credo che sia meglio avventurarsi su certi terreni solo quando si ha una certa padronanza della ripresa.

C’è inoltre da dire che questa teoria è applicabile a foto che vogliono essere piuttosto spettacolari o d’impatto, e occupandomi di sport e moda è più facile utilizzare il metodo esposto. Diverso sarebbe il discorso per la fotografia ad esempio di reportage, in quanto una foto come quella proposta subirebbe subito una critica del tipo: “questa immagine non dice nulla del luogo in cui è stata scattata”. E’ ovvio che a seconda del lavoro che stiamo facendo dobbiamo operare in maniera adeguata e diversa, ma in determinati ambiti questo metodo dà dei risultati veramente buoni: è ottimo anche per le foto che facciamo ad esempio ai nostri figli o ai nostri amici. Quante foto abbiamo visto dei nostri amici tagliati a metà busto, con due metri di cielo sopra la testa? Provate ad inquadrare solo i loro volti, e vedrete come cambieranno le vostre foto!

Mi auguro che i miei aticoli non risultino lunghi o noiosi, ma sto cercando di concentrare nel minor spazio possibile i concetti che voglio esporre.

Nella speranza di aver toccato anche oggi la vostra curiosità, vi saluto e vi aspetto numerosi. Ciao!

Photostar

auguri!!

Marzo 8, 2007

Ciao a tutti,

scrivo questo post solamente per fare gli auguri a tutte le Donne che seguono il mio blog.

Ci tengo a farlo perchè ammiro molto le Donne per un sacco di cose, e non solo per il loro corpo fisico: sono convinto che in molte cose siano di gran lunga più in gamba di noi ometti. :-)

Auguri quindi a tutte le Donne in questo giorno dedicato a loro, sperando che siano più rispettate e meglio riconosciute in futuro, ma anche perchè … possano essere sempre di più quelle che si sapranno far rispettare e riconoscere nella società moderna. Ciao!

P.S.: lunedì dovrei essere in grado di pubblicare il prossimo post fotografico. :-)

problemi di linea

Marzo 5, 2007

Ciao a tutti,

purtroppo è da questo sabato che non riesco più a connettermi tramite la linea adsl, e anche in questo momento mi sono collegato con la vecchia isdn. Chiaramente non posso pubblicare un post comprensivo di fotografie con questa linea, perchè ci impiegherebbe tutto il pomeriggio.

Mi trovo perciò obbligato a rimandare la pubblicazione del nuovo post, che tra l’altro avevo già preparato, e che riguardava sempre l’inquadratura e una maniera di rendere le immagini molto più piacevoli ed espressive.

Per il momento ciò che mi sento di dire è che vorrei spronare chiunque abbia una vera passione per la fotografia o le digital arts, a non fermarsi mai di studiare, e se possibile di seguire una buona scuola. E’ vero che la maggior parte costano molto (come quella che avevo seguito io!), ma se c’è la volontà di studiare e provare, chiunque potrebbe farcela a diventare un professionista o comunque a diventare un valido artista.

Mi è capitato molte volte di sentir dire: “chissà quali tecniche e strumenti costosi ha usato quel fotografo per creare quell’immagine!”. In realtà, dietro le immagini dei grandi fotografi, si cela spesso solo un sapiente uso della macchina, guidato da tanto studio, numerosi tentativi fallimentari e una buona dose di autoapprendimento sulle proprie esperienze.

Io ho sempre amato molto la fotografia di Helmut Newton, e mi ricordo di essermi stupito a Milano, quando in una sua mostra ho visto un video dove si vedeva chiaramente che stava lavorando con una sola lampada ad illuminare la scena. La sua grande abilità stava nel sapere perfettamente dove metterla: tutto qua, anche se non è poco!

Il mio invito è perciò quello di tentare e ritentare fino a trovare i risultati voluti. Questo è ciò che mi ha spinto a continuare sempre e fino ad ora: tenete sempre conto che la foto la fa il fotografo e nessun altro. Nessuna tecnologia potrà farvi scattare delle grandi immagini da sola: la vera differenza la farete voi.

Sono un po’ triste per il fatto che non ho potuto pubblicarvi un post adeguato, ma spero di rimettere tutto in ordine al più presto. Per il momento vi saluto, e vi ringrazio della fiducia che mi state accordando, a presto!

inquadratura: la regola dei terzi

Febbraio 26, 2007

precious sandalsprecious sandals02,

Ciao a tutti,

per iniziare quest’avventura vorei parlare di un argomento che gode spesso di scarsa attenzione, ma che può in realtà cambiare notevolmente l’mpatto emotivo di un’immagine: la regola dei terzi.

La regola dei terzi riguarda una semplice griglia immaginaria, posta visivamente al di sopra dell’immagine stessa, che la divide in nove parti uguali. Di fatto, ciò crea quattro punti di intersezione delle linee, che sono i punti migiori in cui centrare il vero soggetto dell’immagine. Questi quattro punti ci permettono di decentrare il soggetto, dando così dinamismo all’immagine, e allo stesso tempo ponendolo in un punto in cui lo spettatore è più portato a rivolgere la sua attenzione.

Non è vero infatti che il primo punto di un’immagine che si guarda è il centro: l’occhio tende per abitudine a cercare proprio questi quattro punti, portando così un soggetto decentrato ad essere visivamente più attraente di uno centrale. Mettere il soggetto esattamente al centro dell’immagine crea infatti una sensazione di grande staticità, che se non voluto a priori, porta l’immagine ad essere opaca e priva di vitalità.

In realtà anche il posizionamento del soggetto al centro di uno dei nove riquadri crea immediatamente delle sensazioni percettive paticolari e diverse una dall’altra, ma non è in quest’articolo che voglio dilungarmi su quest’argomento.

Trovo che sia molto utile nel momento dello scatto, immaginare questa griglia all’interno della nostra inquadratura: è una cosa molto semplice, ma che molti fotoamatori non tengono in considerazione, sottovalutandone le potenzialità comunicative.

Come potete vedere nelle mie foto di esempio, il punto di perfetta messa a fuoco, ricade in basso a sinistra, dando all’immagine una vitalità che altrimenti non avrebbe avuto.

Esistono in commercio anche dei mirini per le reflex di fascia medio alta, che hanno già incisa la griglia in questione, e non dovrebbero avere un costo elevato: li ritengo però più adatti a chi si occupa di fotografia paesaggistica o di soggetti statici, in quanto sui soggetti in movimento (soprattutto se veloci) diventerebbe inutilizzabile.

Spero di aver stuzzicato l’interesse di qualcuno con questo articolo, e mi aspetto di sentire tutte le vostre osservazioni, come anche le vostre critiche. Nel frattempo vi ringrazio per i commenti che mi avete lasciato settimana scorsa, e vi dò appuntamento alla prossima settimana. Ciao a tutti!

Photostar

mi presento

Febbraio 18, 2007

supermono

Ciao a tutti,

questo è il mio primo blog, e data la mia inesperienza in questo settore del web, accetterò volentieri i consigli di chiunque avrà piacere a darmi le giuste “dritte” in futuro.

Ho 33 anni, sono di Novara e mi chiamo Marco! Ho studiato fotografia e fotoritocco presso l’accademia di fotografia professionale John Kaverdash di Milano, e mi sono poi specializzato nella fotografia sportiva in pista, e nella moda, indirizzando la mia attenzione prevalentemente ai rami delle calzature e calzetteria femminile (non per feticismo! ho scelto un settore dove secondo me la comunicatività delle immagini è ancora molto bassa).

Con questo blog mi rivolgo sia ai semplici appassionati che agli esperti e professionisti del settore, nella speranza di creare una piccola comunità, dove si possa commentare e proporre idee utili a tutti, riguardanti sia la tecnica fotografica, che il fotoritocco successivo delle immagini. Come è ovvio sto partendo da solo, ma spero che questa piccola comunità possa crescere e farmi trovare tanti nuovi amici.

Cercherò di aggiornare il mio blog con cadenza regolare ogni settimana, perciò per ora saluto chiunque stia leggendo queste righe, nella speranza di ritrovarvi curiosi e attivi già dalla prossima settimana.

Ciao a tutti!

Perone Marco